
Sin dai primi del novecento le famiglie delle coppie stipulavano per iscritto i "capitoli matrimoniali", prima del matrimonio, per la "sicurezza della dote, del dotante, della sposa, e dei figli che da quello saranno per nascere..."
Con questo antico atto, risalente al diritto longobardo, la famiglia della sposa quantificava con il futuro sposo la dote e il corredo: case, terreni, proprietà, argenti o da denaro contante. La dote non sarebbe diventata di proprietà dello sposo, che l'avrebbe soltanto gestita.
Anche il marito era tenuto a dare una "controdote" e un mantenimento per far fronte ai suoi bisogni.
Prima della celebrazione del matrimonio, la descrizione e il valore della dote e del corredo matrimoniale venivano registrati da un notaio e conteneva:
-la promessa di matrimonio;
-dote e degli assegni maritali;
-rinuncia (facoltativa) della donna a pretese ereditarie sui beni della sua famiglia.
Si allegava ai "capitoli matrimoniali, un elenco scritto a mano dei tessuti, mobili, oggetti di casa e gioielli assegnati alla sposa.
Così, fino al 1975 la dote...
Read More »